venerdì 12 settembre 2008

Chiamatelo pure "giorno perfetto"


La cronaca di una giornata particolare vista nel rincorrersi serrato dei momenti che rendono inevitabile il drammatico epilogo. E sullo sfondo una città frenetica e angosciante.
Anche stavolta Ozpetek non delude!
Un gesto o una parola potrebbero deviare il corso degli eventi, ma non accade e i personaggi sembrano sottostare a un cieco destino superiore che li accomuna e li porta alla tragedia finale.
Una sottile disperazione esistenziale li accomuna tutti: Antonio (con il suo dolore per il matrimonio finito), Emma (che nel "giorno perfetto" perde il lavoro e deve affrontare l'ex marito), l'onorevole Fioravanti (tutto preso dalla campagna elettorale), Maja (che scopre di essere incinta di un uomo che non ama) e Aris (alle prese con una facoltà scelta più per dovere che per passione).
La "storia" di Kevin e Camilla (nel giorno in cui la bimba dà la festa per il suo settimo compleanno) sembra ritagliare uno spazio di serena e inconsapevole felicità (a proposito, quasi esilarante è la scena in cui il bimbo canta "Bruci la città" per l'amichetta). Uno spazio che non potrà comunque resistere alla follia che serpeggia in tutta la narrazione per poi manifestarsi e diventare tragedia a conclusione del "giorno perfetto".

mercoledì 3 settembre 2008

C'è aria di settembre qui

...e così ho rispolverato questa canzone dei Green Day di qualche anno fa. Era davvero da molto che non mi capitava di ascoltarla.

Summer has come and passed  (...)
Here comes the rain again 
Falling from the stars 
Drenched in my pain again 
Becoming who we are 
As my memory rests 
But never forgets what I lost 
Wake me up when September ends 

(Green Day, Wake me up when september ends)

lunedì 25 agosto 2008

Formicoso, musica contro la discarica (una settimana dopo)

Una grandissima serata di musica, che ha visto alternarsi sul palco diverse band locali e si è conclusa con la performance di Vinicio Capossela, per dire no alla discarica.
Qualche anno fa l'avremmo definito un posto vuoto e dimenticato, e invece oggi non possiamo che sottolineare che è un posto pieno. Pieno di grano, di allevamenti, di spazi, di aria, di luce (beni che non sono scontati anzi altrove scarseggiano). Il vento che sferza da ogni lato l'altopiano diventa energia pulita attraverso le pale eoliche.
Chi afferma che un altro mondo è possibile non ha bisogno di guardare troppo lontano.
Altro che discarica!

sabato 16 agosto 2008

Emozioni leggendo (o rileggendo) Cesare Pavese

da La bella estate:
"A quei tempi era sempre festa. Bastava uscire di casa e traversare la strada, per diventare come matte, e tutto era cosí bello, specialmente di notte, che tornando stanche morte speravano ancora che qualcosa succedesse, che scoppiasse un incendio, che in casa nascesse un bambino, e magari venisse giorno all'improvviso e tutta la gente uscisse in strada e si potesse continuare a camminare camminare fino ai prati e fin dietro le colline. – Siete sane, siete giovani, – dicevano, – siete ragazze, non avete pensieri, si capisce –. Eppure una di loro, quella Tina che era uscita zoppa dall'ospedale e in casa non aveva da mangiare, anche lei rideva per niente, e una sera, trottando dietro gli altri, si era fermata e si era messa a piangere perché dormire era una stupidaggine e rubava tempo all'allegria."

da La luna e i falò:
"Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti."

"- Che cos'è questa valle per una famiglia che viene dal mare, che non sappia niente della luna e dei falò? Bisogna averci fatto le ossa, averla nelle ossa come il vino e la polenta, allora la conosci senza bisogno di parlarne..."

da La casa in collina:
"Già in altri tempi si diceva la collina come avremmo detto il mare o la boscaglia. Ci tornavo la sera, dalla città che si oscurava, e per me non era un luogo tra gli altri, ma un aspetto delle cose, un modo di vivere. Per esempio, non vedevo differenza tra quelle colline e queste antiche dove giocai bambino e adesso vivo: sempre un terreno accidentato e serpeggiante, coltivato e selvatico, sempre strade, cascine e burroni."

martedì 12 agosto 2008

Come numeri primi

I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo più in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci.
(...) Mattia pensava che lui e Alice erano due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l'aveva mai detto.

(Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi)

lunedì 11 agosto 2008

Un pomeriggio a Conza Vecchia


"E' un paese senza automobili e senza televisori. C'è una chiesa senza altare e senza tetto, ci sono case chiuse e altre squarciate (..). Non è un viaggio, è un'ascensione (..). Salgo verso un campo sportivo che ha porte arrugginite e senza rete, un campo senza linee e senza pallone. Vado a vedere una partita che non c'è. Vicino al campo c'è quello che una volta era un parco giochi, c'è una fontana senz'acqua, uno scivolo in cui non scivola neppure una foglia, ci sono alcune panchine che prendono il sole e la pioggia.
Non sto parlando di un posto per turisti e se qualcuno arriva qui come turista direi che ha sbagliato meta. Questo è un luogo per chi ha due minuti di vita fra le dita, uno per sé e l'altro per il mondo, un posto per chi sente l'urgenza di allontanarsi da tutto ed avvicinarsi a tutto
."

(F.Arminio, Vento forte tra Lacedonia e Candela)

giovedì 17 luglio 2008

Siamo tutti clandestini


Mi è venuto in mente così, per caso, uno slogan di una manifestazione di qualche anno fa "Contro la legge Bossi-Fini siamo tutti clandestini!" si gridava allora e si cantava la canzone di Manu Chao che posto qui:

Solo voy con mi pena
Sola va mi condena
Correr es mi destino
Para burlar la ley
Perdido en el
corazon
De la grande Babylon
Me dicen
el clandestino
Por no llevar papel
Pa' una ciudad
del norte
Yo me fui a trabajar
Mi vida la deje
Entre Ceuta
y Gibraltar
Soy una raya
en el mar
Fantasma
en la ciudad
Mi vida va prohibida
Dice la autoridad

mercoledì 16 luglio 2008

Vento forte


"(...) Tutto il mio tormento sta nel cercare di sfuggire a questa logica, di arrivare insieme a qualcuno in un luogo in cui gli uomini sono uomini e altro, in cui gli alberi sono alberi e altro. Forse ognuno di noi ci arriva da solo in questo luogo, il difficile è arrivarci insieme, passarci più o meno fugacemente in questo luogo e sentire che può sembrare il sorriso di dio o una sua goccia di sudore, quello che conta è che ogni corpo si sgretoli, diventi mollica offerta a tutte le formiche del mondo."

(Franco Arminio, Vento forte tra Lacedonia e Candela)

sabato 12 luglio 2008

Il PIL non è tutto (2)

Da wikipedia.it, l'enciclopedia libera.

Il Genuine Progress Indicator (GPI), cioè l'indicatore del progresso genuino (spesso tradotto anche come indice di progresso effettivo o indicatore del vero/reale progresso) è una metrica che ha l'obiettivo di misurare l'aumento della qualità della vita di una nazione.

Per questi motivi è calcolato distinguendo tra spese positive (che aumentano il benessere, come quelle per beni e servizi) e negative (come i costi di criminalità, inquinamento, incidenti stradali), diversamente dal PIL, al quale si propone come alternativa, che considera tutte le spese come positive e che non considera tutte quelle attività che, pur non registrando flussi monetari, contribuiscono ad accrescere il benessere di una società (casalinghe, volontariato).